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Primi Passi per usare la comunicazione per il terzo settore

“È impossibile non comunicare” dice il primo assioma della comunicazione umana.

Comunicare è l’essenza stessa dell’uomo. A partire dagli anni 70′ ad oggi la comunicazione sociale delle organizzazioni non profit è diventata gradatamente uno strumento essenziale di sopravvivenza e di visibilità. Oggi se dovessimo fare un bilancio potremmo notare come essa sia cresciuta dal punto di vista stilistico e narrativo, acquisendo nuova visibilità e sempre maggiore credibilità. È proprio a questo proposito che una Pro Loco, rappresentante a pieno titolo del terzo settore, dovrebbe cavalcare e sfruttare quest’onda comunicativa lasciando dietro di sé un messaggio che si concreti in un impatto emotivo.

È noto come sia l’emozione la chiave di volta che decreta il successo di una campagna di promozione e di sensibilizzazione nelle imprese, nella pubblica amministrazione e soprattutto nel terzo settore. Si fa necessaria la capacità i trasformare un messaggio in un appello, snodandosi nella trasmissione di valori, identità, coesione e cultura.

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Cosa fare nella partita?Da dove iniziare?

 

Bisogna partire da un presupposto. Grande nemico della comunicazione delle Pro Loco è la superficialità, figlia di un non profit di antica concezione, quello che “si fa tanto per” e “tutto va bene” perché il fare per gli altri è già di per sé sufficientemente e giustificante. Ma non è così. Per superare tale fase di stallo e poca chiarezza si rende necessaria la definizione di una strategia, ovvero uno studio sulle migliori azioni di comunicazione da promuovere per soddisfare determinati obiettivi, rispetto a determinati destinatari, all’interno di un contesto che dialoga ed influenza i risultati dell’approccio strategico. L’elemento primario nella creazione di una strategia è la delineazione degli obiettivi.

Ogni Pro Loco dovrebbe infatti agire nella sua comunicazione facendo riferimento a tre obiettivi principali:

1) Obiettivi di sensibilizzazione. Sono volti a sensibilizzare il pubblico nei confronti delle attività messe in campo dalle Pro Loco. Queste ultime devono farsi promotrici di tematiche rappresentanti la forza comunitaria come la coesione sociale e la forza delle tradizioni. Bisogna sempre tener conto del contesto storico-sociale: se in un determinato periodo di parla di una tematica, la Pro Loco dovrà far leva su tale argomento per sensibilizzare il pubblico di riferimento.

2) Obiettivi informativi. Elemento non trascurabile è poi la diffusione di informazioni legate alla propria attività, ai propri servizi, alla propria realtà organizzativa, ai temi ritenuti rilevanti per il target, che siano i residenti o i turisti. il pubblico deve rimanere costantemente aggiornato per sentirsi partecipante attivo del tutto.

3) Obiettivi istituzionali. L’organizzazione inoltre si deve impegnare nel costruire, orientare e rafforzare la sua reputazione con l’obiettivo di entrare in sintonia con i propri destinatari. A questo proposito entrano in gioco non solo il sito, elemento certamente centrale, ma anche i social quali Facebook, Instagram, Twitter, citandone i più noti.

 

È a partire da questi punti che si dovrebbe iniziare una trasformazione della comunicazione delle Pro loco per giungere ad un cambiamento che possa trasformarle da microcosmi conosciuti da pochi ad immaginario collettivo di sviluppo noti a molti.

 

di Jole Decorte

Articolo pubblicato in Centopaesi #1 2018



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