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Come può accadere che da un piccolo paese del Trentino nasca prima una sagra dedicata a un prodotto tipico dimenticato, poi una vero e proprio festival con ospiti e temi di interesse ampio, e infine persino una Comunità Slow Food?

 

di Graziella Bernardini (da Centopaesi 2 2019)

 

Per spiegarlo dobbiamo andare indietro di circa 2 anni, quando a Nosellari un gruppo di cittadini attivi e motivati decide di fondare una Pro Loco. Da qui, presto nasce l’idea di reinventare un prodotto della tradizione, considerato emblematico del paese (i nosellaroti vengono infatti goliardicamente definiti “i magnapori”, a memoria della coltura più diffusa nel territorio): il porro di Nosellari.
 
Affinchè il progetto della coltivazione del porro partisse con “ il piede giusto ” e con un costante monitoraggio, è stato richiesto l’aiuto e il supporto di Slow Food; ben presto, dai numerosi incontri con la Condotta Slow Food della Vallagarina Alto Garda e il suo portavoce Tommaso Martini e con Sergio Valentini portavoce di Slow Food Trentino Alto Adige, è emerso che il porro di Nosellari è sì eccellenza del territorio, ma soprattutto è diventato pretesto per parlare di agricoltura di montagna, per parlare di altre eccellenze enogastronomiche delle nostre Alpi, per parlare di turismo sostenibile, per parlare di spopolamento della montagna. In una parola per riportare la montagna al centro.
 
Parlando della coltivazione del porro e di come questa potesse rifiorire a Nosellari, si è innescata una riflessione su quello che è e che può significare l’agricoltura di montagna cercando di assumere una prospettiva più possibile ampia e completa. In quest’ottica, si inizia a ragionare su quanto sia importante, per andare avanti, il saper guardare indietro, alle tradizioni e alle colture locali, e saper ritrovare le proprie radici; scaturendo interrogativi sui possibili effetti positivi che l’agricoltura di montagna può avere anche sul turismo e sull’occupazione, quindi sull’economia del territorio.
 
Inoltre dalla collaborazione con Slow Food si è rinforzata la consapevolezza del forte bisogno che il territorio Trentino sia difeso e valorizzato perchè continui a crescere; un territorio che, in primo luogo, è una comunità.
 
Ma nel concreto, cos’è e cosa vuol dire essere “comunità”? La si intende come un’alleanza fra persone, che ricoprono ruoli diversi all’interno del microcosmo locale: dal cittadino sensibile alle istanze ambientali, all’agricoltore e all’allevatore, al commerciante e all’albergatore e ristoratore, tutte persone che guardano da punti di vista diversi il nostro territorio, ma che sono accomunati da una filosofia di vita e da un modo di essere responsabile, che è capace di ridare dignità e valore al territorio degli Altipiani Cimbri.
 
E’ stato dopo queste riflessioni e da questi auspici che, il 18 aprile 2019, è nata la nostro Cominità Slow Food, prima presente in Trentino; presentata ufficialmente al territorio il 24 giugno 2019, come “Comunità Slow Food per lo sviluppo agroculturale degli Altipiani Cimbri”. questo il nome completo per condividere e firmare un impegno dal forte valore etico, siglato da un gruppo di persone che rappresentano territorialmente gli Altipiani Cimbriipiani Cimbri (territorio che va da Mezzomonte a Folgaria, da San Sebastiano a Nosellari da Lavarone a Luserna). Si tratta di persone che vengono da esperienze diverse e che agiscono in modo diverso sul territorio, ma tutte unite nel comune obiettivo della salvaguardia dell’ambiente, per la difesa della biodiversità, per una cultura del cibo buono, di un ambiente pulito e aperto a tutti, in linea con i principi contenuti nel Manifesto di Chendu del 2017.
 
Questo primo nucleo di Comunità desidera allargarsi, desidera che altri entrino a farne parte e che condividano questi principi e queste finalità.
 
Nella denominazione della Comunità c’è l’espressione “agroculturale” a significare come il “ritorno alla terra” e una cultura del territorio siano i due elementi fondamentali per la crescita degli Altipiani Cimbri.
 
Questa è la prima Comunità Slow Food costituitasi nel Trentino Alto Adige, il che riempie, da una parte di orgoglio, ma dall’altra, rende ancora più forte l’impegno e il senso di responsabilità che questa scelta comporta, quello cioè di essere degli “apripista” di una nuovo atteggiamento e di una nuova cultura del territorio; sintetizzando così: una cultura che non mette al centro solo l’interesse economico e l’individuo da solo, ignorando tutto quello che sta intorno, ma che coglie l’interdipendenza delle cose, dei fatti e delle persone, e sa guardare oltre l’interesse immediato trovando nella collaborazione e cooperazione tra varie forze ed enti che si muovono su di un territorio, un punto di forza e di appoggio per il raggiungimento di un benessere generale.

 

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