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Il palazzo della nobile famiglia Endrici, che ha abitato lo stabile per più di 200 anni, riapre dopo molti anni di chiusura per restauro grazie ai volontari delle Pro Loco

 

Al piccolo paesino di Don, sulle ultime propaggini occidentali del Monte Roen si arriva, dopo aver percorso da sud a nord quasi tutta la Val di Non. Entrando nel suo piccolo centro storico, come molti altri dei paesi d’Anaunia ricco di testimonianze del passato, lo sguardo del visitatore viene subito catturato dalle forme aggraziate di una pregevole dimora gentilizia. Si tratta del palazzo della nobile famiglia Endrici, che abitato lo stabile per più di 200 anni.
Acquista dal Comune di Don, completa di tutti i suoi arredi originali, negli anni Ottanta, è rimasta chiusa per molti anni a causa di una serie interventi di restauro: oggi, la Pro Loco di Don ha l’onore di annunciare la riapertura della Casa al pubblico. Per tutta l’estate la casa sarà aperta e visitabile, e verranno offerte visite guidate curate da volontari della Pro Loco, nell’intento di riportare alla cittadinanza e ai visitatori un bene per lungo tempo inaccessibile. Il collante che unisce il gruppo di volontari di Casa Endrici, è la volontà di dimostrare come anche nelle “Terre Alte” è possibile fare Cultura con la C maiuscola. Il nostro vuole essere un percorso culturale di lungo termine, che idealmente aspira a porsi come progetto apripista per l’apertura e la valorizzazione delle altre Case storiche presenti nell’intero territorio della Valle, ponendosi all’interno di un rinnovato interesse verso i beni storici e la loro fruizione.
Sperando di avervi nostri ospiti a Casa Endrici nei prossimi mesi, vi diamo qui un assaggio di quello che potrete visitare oltrepassando il portale d’ingresso di questa splendida dimora.
Appena passato il portone, sovrastato da un affresco votivo del noto pittore locale Mattia Lampi, ci si ritrova in un’ampio porticato da dove è possibile iniziare la scoperta degli ambienti interni. A piano terra si visitano la sala da pranzo e un salotto di ricevimento, e si rimane incantati entrando nella piccola e incantevole cappella, con volta affrescata con un cielo stellato, dove è custodita una pregevole statua raffigurante San Carlo Borromeo risalente al XVIII secolo, di manifattura gardenese.

Casa EndriciAl piano nobile, le cui pareti e soffitti sono impreziosite da decorazioni artistiche di gusto Neoroccoccò di primo Novecento, il lungo il corridoio ci dà un’idea della ricchezza degli arredi della casa. Una quantità di oggetti di pregio, tra cui una cassapanca intagliata del XVII secolo e una serie di quadri che raffigurano alcuni nobili esponenti della casata, accompagnano fino al fondo al termine del corridoio, dove si nota uno scrittoio ottocentesco in araldica di noce su cui sono adagiate fotografie e vecchi libri. Con un po’ di fantasia, non è difficile immaginarsi qui la figura dell’arcivescovo Celestino Endrici, impegnato nei suoi studi.La casa diede infatti i natali a questo esponente di spicco della chiesa tridentina, ricordato in particolare per il suo impegno a favore dei profughi trentini durante la Prima Guerra Mondiale. Importanti quantità di effetti personali e scritti del Vescovo sono stati ritrovati nella casa, oggetto oggi di un’opera di riordino che non si è ancora conclusa. Al fine di permettere una piccola esposizione dei pezzi più significativi, in una delle sale è stato allestito uno spazio museale che traccia un ritratto di Endrici. Ultimo Vescovo di nomina imperiale, nasce in questo palazzo il 14 marzo 1866. Dopo aver completato i propri studi universitari, nel 1891 fu ordinato sacerdote e nominato Vescovo della Diocesi di Trento nel 1904. L’opera pastorale e storica di Endrici è stata studiata a fondo dalla storiografia, che ha posto in risalto il suo importantissimo ruolo nella storia del Trentino, a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, in particolare per il suo attivismo nella tutela della minoranza linguistica tedesca.
Adiacente alla sala museale troviamo la Sala dei Prelati, dove accanto alle tele che raffigurano gli esponenti ecclesiastici del casato, è custodita una piccola esposizione di testi e manoscritti della ricchissima biblioteca di famiglia, che conta oltre 700 volumi. Di notevole interesse, infine, i due salottini arredati in stile Bidermaier che chiudono il piano nobile.

La casa è visitabile nel periodo  estivo (tutti i giorni) anche con visita guidata.

L’ apertura della Casa, è resa possibile grazie al supporto e alla collaborazione di quattordici volontari della Pro Loco che a turno si alterneranno, nelle attività di custodia ed accoglienza dei visitatori. Particolarmente importante risulta essere la collaborazione, con il Comune di Amblar-Don, la Soprintendenza per i Beni Artistici, l’Archivio Diocesano e l’azienda per il turismo della Valle di Non, a cui va il nostro ringraziamento per aver creduto in questo importante progetto.

 

 

di Gianluca Marches, Pro Loco Don

Articolo pubblicato in Centopaesi #2 2018



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