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Fassa

Conosciuta nel mondo come paradiso dell’alpinismo grazie alle spettacolari Dolomiti patrimonio UNESCO, la Val di Fassa cela dietro al suo volto più blasonato anche un profilo meno noto, legato all’identità del luogo e della sua gente, che vale la pena di essere esplorato

 

di Oriana Bosco (Arcobaleno 1 – 2019)
 
Questo angolo di Trentino ha infatti caratteristiche uniche non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche culturale ed etnografico, che si possono ritrovare concentrate in un piccolo borgo nel cuore della valle: Vigo di Fassa. Questo grazioso paese adagiato ai piedi del Catinaccio, entrato nel 2017 nel club de “I Borghi più belli d’Italia“, conserva infatti, sotto le modifiche urbanistiche dovute al turismo, la sua atmosfera rustica, che balza subito agli occhi nei suoi fienili in legno (tobià), nelle fontane coperte, nei crocefissi sulle stradine di periferia e nelle chiese dagli svettanti campanili a punta, nella lingua parlata dalla gente.
 
Vigo di Fassa, il cui nome richiama la fondazione romana (dal latino vicus, villaggio), fu culla della millenaria cultura ladina, di cui oggi qui e nelle limitrofe val Badia, Val Gardena e zona dell’agordino, permangono tradizioni e lingua (il ladino, antica lingua di origine reto romanica, è una lingua tutelata a livello provinciale, e viene insegnato nelle scuole e parlato correntemente dalla popolazione locale): grazie alla sua posizione di crocevia tra la Val di Fassa ed il Tirolo, fu fin dal Medioevo fulcro della vita di valle, con la presenza delle strutture per il potere giudiziario (il Giudizio di Fassa), quello legislativo (le assemblee della Comunità) e quello religioso (la pieve di San Giovanni).
 
Nell’Ottocento fu proprio qui, con la costruzione del primo hotel della valle, nel 1806, che si gettarono le basi per il turismo alpino, che porterà di lì a pochi anni alla costruzione dei primi rifugi per la conquista delle vette dolomitiche, a cominciare dal Vajolet; non è un caso che l’alpinista detto il “diavolo delle Dolomiti”, Tita Piaz, sia nato proprio a pochi passi da Vigo, nella vicina Pera di Fassa.
 
Il ruolo centrale anticamente detenuto dal paese si esprime oggi soprattutto a livello culturale, grazie alla presenza dell’Istituto Culturale Ladino ed annesso Museo Ladino, che tutela e valorizza la cultura ladina attraverso mostre e iniziative.
 
Parallelamente allo sviluppo turistico, il paese si è sempre distinto per l’impegno nella custodia e promozione delle attività tradizionali locali, prima fra tutte l’artigianato del legno, che ha nel Liceo Artistico il suo centro di formazione a livello provinciale. La cultura locale permane anche nelle numerose celebrazioni sacre e profane: le feste per i matrimoni, la Festa ta Mont nella vicina Val San Nicolò, e soprattutto nello spettacolare carnevale.
Alla scoperta del borgo
 
Vigo è composto da sei piccole frazioni che, come villaggi a se stanti, puntellano l’altura che dal fondovalle sale dolcemente, tra prati e boschi, verso le rosse pareti del Catinaccio. Nell’area più a valle, lambita da un ruscello e dal letto del fiume Avisio, è adagiata la frazione di Sen Jan, dove sorge l’antica Pieve di San Giovanni, una delle più antiche di tutta l’area ladina. Con le sue linee gotiche e l’alto campanile a cuspide che sembra riecheggiare le vette dolomitiche, la pieve, il cui aspetto attuale risale al XV secolo, rappresenta il più significativo esempio di architettura tardogotica della valle. Il nucleo abitativo di Sen Jan si concentra negli edifici legati al culto: la grande canonica di epoca medievale, il notevole Tobià de la Pief, perfetto esempio di architettura fassana, che ospita l’Istitut Cultural Ladin, la Ciasa del Monech, che permette di ammirare un antico forno del pane ed un piccolo tobià.
 
Una piacevole passeggiata costeggia il ruscello e invita a salire alla frazione di Solar, centro odierno del paese, dove si incontra la Tor, antica sede del Giudizio, e proseguire poi fino a Val, il più antico nucleo abitativo di Vigo, che conserva ancora molto del suo aspetto originario, con la segheria, il crocifisso ligneo, la fontana ed il più antico tobià del paese, risalente al 1606. Salendo ancora a monte, attraversando i prati si raggiunge la frazione di Larcionè, dove le antiche abitazioni cinte dai larici mostrano lati curiosi, come un doppio forno su due piani sovrapposti, e si ammira un perfetto esempio di festil, la fontana con lavatoio coperto. Da qui si imbocca il piacevole sentiero che conduce alla più affascinante delle frazioni di Vigo, Tamion: un pugno di case in pietra e legno affacciate sulla valle a 1600 metri d’altezza, dove si respira un’atmosfera d’altri tempi, tra animali da cortile in libertà e stradine in selciato che si perdono tra i boschi.



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