Il rito del pino di Grauno

Il pino di Grauno è una tradizione carnevalesca che sempre più negli ultimi anni (cosa mai successa nella sua storia secolare) sta attirando l’interesse dei turisti: come può un evento come questo restare fedele a sé stesso e allo stesso tempo accogliere anche chi vi partecipa per turismo?

Articolo a cura di Oriana Bosco, Federazione Trentina Pro Loco e loro Consorzi

 

Un po’ per la sua posizione, un po’ per vocazione dei suoi abitanti, Grauno, ultimo paese della val di Cembra, ha mantenuto viva una tradizione secolare che rappresenta oggi il motivo per cui il piccolo centro cembrano è conosciuto a livello nazionale: si tratta della festa del pino di Grauno, cerimoniale che si rifà ai miti di passaggio dall’inverno alla primavera. A Grauno il carnevale è usanza secolare, sentita e portata avanti non solo da tutta la comunità locale, ma anche da persone di altri paesi della valle, che partecipano attivamente per aiutare nella grande impresa dell’innalzamento del pino.

 

La festa inizia al mattino con “la comedia”, una rappresentazione satirica fatta da attori improvvisati, e prosegue con il trascinamento del pino dal centro del paese al punto in cui esso verrà issato, più a valle. Il trascinamento è già di per sé una cosa spettacolare: gli uomini del paese, aiutati da persone di tutta la valle, hanno un bel da fare a far passare un tronco di oltre venticinque metri tra le vie ripide e strette del paese. Un’allegra processione segue le manovre e incita gli uomini, mentre le ragazze in costumi tradizionali distribuiscono dolci e bevande. Arrivati alla “Busa del Carneval” iniziano i lavori di innalzamento: il pino addobbato viene sorretto e poi issato con operazioni molto delicate. A sera, verrà bruciato: è questo il vero spettacolo del carnevale.

 

 

Ho incontrato Federico Pedot, socio della Pro Loco, in un momento di calma e gli ho chiesto di spiegarmi un po’ meglio cosa sta dietro a questo rito.

 

Da dove nasce la tradizione del Carnevale di Grauno?
La nascita del Carnevale risale alla notte dei tempi ….. non c’è una data precisa ma parliamo di centinaia e centinaia di anni fa.

 

Come è stata tramandata negli anni questa tradizione?
Il Carnevale è stato tramandato di generazione in generazione, non ci sono testi antichi al riguardo ma solo testimonianze orali. I vecchi del paese raccontano dei carnevali passati ai giovani e così via.

 

La versione attuale è rimasta inalterata o ci sono delle modifiche?
La versione attuale è inalterata rispetto a quanto riportato dalla tradizione. L’unica modifica fatta è la festa di contorno che ora è molto più completa e articolata.

 

Come organizzate l’evento? Quanto tempo ci vuole a organizzarlo?
L’evento viene organizzato dall’Associazione Pro Loco di Grauno e si inizia già nell’ottobre – novembre precedente. L’organizzazione coinvolge circa 40-50 persone: se si pensa che Grauno conta circa 140 abitanti compresi bambini ed anziani, si può dire che tutto il paese collabora alla manifestazione.

 

Che significato ha secondo voi oggi portare avanti la tradizione del Carnevale?
Il Carnevale di Grauno è una tradizione molto antica ed unica nel suo genere in tutto l’arco alpino. E’ il simbolo, il biglietto da visita di Grauno. Se Grauno è conosciuto in ambito Regionale ed anche extraregionale è per il carnevale. E’ la manifestazione che i nostri avi hanno difeso da tutti e da tutto (anche dal fascismo che voleva eliminarlo, ma tutto il paese si ribellò e furono costretti a lasciarlo). Noi ora ci sentiamo in dovere di difenderlo e portarlo avanti sia per rispetto dei nostri antenati che per noi stessi, che siamo orgogliosi di farlo.

 

Il vostro carnevale attira a Grauno persone che vengono anche da lontano, che effetto vi fa questo successo? Voi lo sentite come evento che ha un valore turistico?
Siamo molto orgogliosi quando vediamo persone sconosciute che vengono anche da lontano (un anno sono venute persino persone dell’università di Monaco di Baviera apposta a vedere la nostra tradizione), però il Carnevale sarebbe effettuato anche se non venissero perché il Carnevale è molto sentito dai grauneri. Lo sentiamo nostro nel profondo del cuore e quindi non è una manifestazione turistica. Certo che ormai, con le spese che ci sono per mantenerlo in vita, se non venisse gente da fuori non si potrebbe fare una manifestazione così articolata e complessa e quindi sì, abbiamo bisogno anche dei turisti. Per il visitatore esterno, questo rituale è sicuramente uno spettacolo emozionante e unico nel suo genere. Credo però che oltre a questa emozione sia difficile, per chi non partecipa attivamente alla sua organizzazione, a chi non ce l’ha nel DNA, riuscire a cogliere appieno il significato del rito del pino. Sicuramente se ne percepisce il valore, lo si subodora, e pur senza capirne bene la ragione se ne rimane affascinati; e già solo questa sensazione vale sicuramente il viaggio; poi, l’allegria contagiosa e l’ottimo pranzo preparato dalla Pro Loco fanno il resto.

 

Mi sembra molto interessante che Federico dichiari una cosa non scontata, cioè che questo non vuole essere un evento turistico. Anche se questa posizione va nella direzione opposta rispetto a quella verso cui, come sistema Pro Loco, stiamo cercando di andare, è però da riconoscere senza dubbio il valore di questo atto.Sicuramente se si partecipa a questo evento ci si accorge che la sua forza sta proprio nel non essersi alterato per seguire le spinte del turismo, che sempre più decisamente negli ultimi anni sta cercando eventi “autentici” e legati alla tradizione; si apprezza anzi il fatto che non ci sia una ressa ad assistere allo spettacolo, che sia cosa per pochi e che non ci sia nessun legame con logiche di mercato o con flussi turistici. La sfida per eventi come questo, che hanno un portato antropologico e sociale ben più consistente dell’interesse turistico, sarà quella di riuscire anche in futuro a mantenere un equilibrio tra rispetto della tradizione e avvicinamento (forse inevitabile) al turismo.

 

 

 

 

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