Dialetto: dove si conserva la storia di una comunità

Oltre al valore soggettivo e identitario che assume per ogni persona, il dialetto ha anche un importante ruolo come scrigno che conserva storia, usi e valori della comunità che lo parla. Ce lo ha spiegato il professor Salvatore Trovato, Ordinario di Linguistica generale e Glottologia presso l’Università di Catania e membro della giuria del premio Salva la tua Lingua locale dell’UNPLI.

 

Che cos’è il dialetto e in cosa differisce dalla lingua italiana?

 

Il dialetto, come qualsiasi lingua, è un “sistema linguistico che serve per comunicare”. Da questo punto di vista, uno qualsiasi dei dialetti italiani è lingua allo stesso modo dell’italiano. Dal punto di vista storico e sociolinguistico, però, la differenza tra i due sistemi esiste ed è rilevante. Così, mentre il dialetto è un sistema linguistico di ristretto ambito geografico (regionale, se non limitato tante volte al singolo paese o a un quartiere di esso), la lingua è un sistema linguistico di ambito assai più ampio. Inoltre, il dialetto è meno controllato della lingua, nel senso che non esiste un modello standard, codificato in una grammatica scritta, al quale uniformarsi.

 

Sembra addirittura (ma non è così) che il dialetto non abbia regole, né una grammatica vincolante per il parlante. La lingua, invece, è assai più elaborata del dialetto, perché, in quanto strumento della comunicazione culturale, ha dovuto, nel corso della sua storia, arricchirsi attingendo alle altre lingue di cultura (prestiti e calchi) e spesso, per quanto riguarda il lessico specialistico, al pozzo inesauribile delle lingue classiche (latino e greco). Il dialetto, certo meno elaborato della lingua, tanto quanto la lingua, conserva al suo interno, nelle sue parole, la storia e la cultura della comunità che lo parla. E da questo punto di vista, legato com’è al territorio, rappresenta l’interfaccia tra la storia culturale del territorio e la realtà osservabile. È nelle parole del dialetto che è possibile ritrovare la terminologia delle arti e dei mestieri, della pastorizia e dell’agricoltura e delle tecniche di produzione.
E dietro alle parole e per mezzo delle parole è possibile risalire al bagaglio di una civiltà in parte scomparsa, perché soffocata dalle tecniche e dagli strumenti nuovi, ma utile comunque a chi voglia ritrovare in quelle parole e in quelle tecniche, dimensioni umane, artistiche e artigianali spesso a torto dimenticate e soffocate dalla dirompente livellatrice modernità. Salvare una parola del dialetto che non sia stata registrata dai pur numerosi vocabolari dialettali esistenti significa spesso salvare una parte di storia di una comunità di parlanti. E insieme la storia della cultura.

 

 

Ci sono dei contatti o delle influenze, qualche termine dialettale che è entrato nel vocabolario italiano?

 

Ci sono le influenze e si tratta di influenze bidirezionali: dalla lingua verso il dialetto (italianizzazione dei dialetti) e dal dialetto verso la lingua (italiano regionale). I regionalismi penetrati nella lingua italiana si chiamano anche prestiti interni o dialettismi. Ogni regione ha contribuito in maniera più o meno abbondante ad arricchire la nostra lingua. Per il Trentino posso ricordare esempi come canederlo ‘grosso gnocco farcito di carne’, che, a sua volta, è un prestito dal tedesco Knödel ‘gnocco’, o anche salmerino ‘un pesce d’acqua dolce’ dal trentino salmarin ‘id.’, e qualche altro. Inoltre, sono parole di origine dialettale scoglio, panettone, gianduia, provola, mozzarella, cannolo e tantissime altre, che hanno contribuito, alla stessa maniera della parole prese in prestito dalle lingue straniere, ad arricchire la nostra lingua.

 

 

Qual è il valore del dialetto per la nostra società di oggi? Perché è importante preservarlo?

 

Forse il valore che oggi si dà ai dialetti è limitato. Ma si tratta di pregiudizi. Il dialetto, anzi i dialetti, insieme alle lingue classiche, sono la grande riserva alla quale la lingua attinge nel momento in cui ha bisogno di comunicare realtà locali, soprattutto quando queste varcano i confini regionali, o di esprimere in maniera nuova ciò che frattanto, nella lingua, è diventato desueto. Gli scrittori queste cose le sanno benissimo e ai dialetti attingono a piene mani. Il dialetto è il veicolo della cultura delle nostre regioni. Questa si deposita particolarmente nelle parole. Preservare, valutare, conservare il dialetto significa valorizzare le nostre culture e la nostra storia, che, insieme costituiscono le nostre radici delle quali dobbiamo essere orgogliosi quando dalla regione andiamo alla nazione, all’Europa, al mondo.

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