Il nostro personaggio di oggi è... Flavio!

17 novembre 2020

Un volontario è un bambino che gioca: fa quello che gli piace, si impegna fino allo stremo per portare a termine i suoi obiettivi e in cambio non vuole nulla, né denaro né riconoscenza: gli basta ridere e divertirsi assieme agli altri. Non a caso nel mondo del volontariato spesso ci si entra da piccoli: si inizia col dare una mano a sparecchiare alle sagre, poi si fa qualcosina in più, si cresce, e tante volte si finisce col trovarsi dentro al direttivo della Pro Loco, magari addirittura col ruolo di presidente.

 

Sono Flavio, nato e cresciuto in un minuscolo villaggio di periferia in mezzo ai monti e questo è più o meno quello che mi è capitato, ed ora che dopo otto anni da presidente ho lasciato il posto a qualcun altro, mi rendo conto che essere punto di riferimento non è una cosa che si può abbandonare.

 

Certo, quando ho cominciato questa avventura mica me lo sarei mai aspettato tutto quello che c’era dietro al ridere e divertirsi assieme agli altri. Immagina la situazione: un “bocia” di 22 anni che dopo una breve votazione interna si sente dire “ok, da oggi tocca a te”. “Orco can, e adesso?”. E adesso si comincia, un po’ come viene, perché non c’è sempre qualcuno che ti guida in tutto e per tutto, e anche perché in fondo c’è la voglia di esporsi e concretizzare quello che si ha in testa, più che quello che si aspettano gli altri.

 

Quando uno pensa cosa possa significare stare dietro al volontariato vengono subito in mente le feste e la loro organizzazione, le cucine, la gestione dei conti, il sacrificio di tempo e di lavoro che viene richiesto e che viene concesso, la stesura e la realizzazione dei progetti che vengono realizzati per il proprio paese, per il turismo e per tutte quelle cose che ci sono scritte nello statuto.

In questi anni mi sono reso conto però che la cosa più importante, delicata e difficile di tutte mica c’è scritta nello statuto: il rapporto con gli altri. All’inizio non ci davo tanto peso, o meglio, volevo che fossero le mie idee ad avere peso, ero sfrontato, schietto, e avevo una gran voglia di sovvertire le cose. Ripensandoci oggi, i momenti più significativi della mia vita da presidente di Pro Loco sono stati spesso preceduti da enormi litigi o scazzi ben taciuti, perché il cambiamento spaventa, la novità intimorisce, e io per molto tempo non ho guardato in faccia nessuno, guidato dalla convinzione della bontà di ciò che assieme alla mia squadra stavo portando avanti.

 

Non so quale sia il momento preciso in cui ho fatto il cambio, ma c’è che ad un certo punto ho iniziato a capire che la cosa più importante non fosse il portare avanti qualcosa, ma che a farlo ci fosse un gruppo unito e compatto verso i suoi obiettivi, che questi obiettivi ricalcassero le specificità e le passioni di ognuno e che “ognuno” significasse tutti. O perlomeno, il più persone possibile.

 

E così mi sono ritrovato a riconoscermi nel profilo del ”MOTIVATORE”, che per me significa scovare al primo sguardo quando una persona ha qualcosa da dare, e trovare quindi le chiavi giuste per attivarlo; significa confrontarsi subito quando qualcuno ha un momento di sconforto, quando non vuol più saperne perché ha litigato con qualcuno o perché è stufo di impegnarsi quando magari altri la vivono in maniera più leggera. Tenere insieme e sbrogliare i fili quando si ingarbugliano insomma, senza troppo filosofeggiare.

 

Detta così però sarebbe troppo facile, e invece bisogna essere onesti e nel mio caso posso dire che c’è voluto ben poco tempo per capire che non si può sempre piacere a tutti, perché siamo fatti in mille modi diversi ed è utopico pensare che tutti i pezzi possano incastrarsi in uno stesso puzzle. È così che mi sono ritrovato tante volte costretto a difendere il gruppo da episodi disfunzionali e dinamiche distruttive, ad evitare che ci si demoralizzasse nei tanti momenti di difficoltà. E allora essere un motivatore non basta: bisogna attivarsi per mettere in moto altri soggetti, scoprire nuove connessioni, sondare nuovi contesti che a seconda della situazione possano incidere in maniera più efficace, con lo scopo di trovare sempre il modo migliore affinché l’entusiasmo e lo spirito di gruppo non manchino mai.

 

Ho sempre pensato fosse fondamentale incantonare ogni questione privata, fare subito quella telefonata difficile che proprio non avevo voglia di fare, e provare comunque a coinvolgere nel mondo del volontariato tutti, perché è l’unica via per trasformare il senso di comunità in un qualcosa di più ampio, fargli spiccare il volo per mettere un segno più alla vita di paese.

 

Ora la Pro Loco di cui faccio parte è guidata da una presidente splendida e soprattutto ENTUSIASTA, ma la sua storia ve la racconterà lei... Per quanto riguarda me, essendo l’associazione ormai una seconda pelle, e non avendo io intenzione di diminuire il mio impegno nel volontariato, mi sa che mi toccherà ancora il ruolo di motivatore, almeno per un po’.

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