Pro Loco e editoria: a cosa serve un libro

10 novembre 2014

 

da Centopaesi #4 2014

 

In riferimento al post pubblicato ieri sulla pubblicazione “Le radici del proprio luogo”, che vede la Pro Loco di Darzo come protagonista di un saggio sociologico, la domanda è d’obbligo: perché tanto spazio all’ennesimo libro su una Pro Loco pubblicato dalla Pro loco stessa?

 

Perché questo non è un libro come gli altri, che sono tutti legittimi e ben accetti, questa è un’opera che mostra quali sono gli strumenti necessari a prendere in rassegna un fenomeno complesso come quello del volontariato turistico. Le Pro Loco sono ad oggi troppo poco studiate rispetto alla loro dimensione complessiva e se vogliamo lavorare con loro non possiamo basarci su una serie di blande considerazioni ma su delle ipotesi verificate. Stiamo parlando della differenza tra il ‘sentito dire’, i luoghi comuni e la conoscenza dei fenomeni. I primi sono veri di per sè e non hanno bisogno di verifica, invece la conoscenza ha bisogno di ipotesi che vanno sottoposte continuamente a verifica con strumenti appropriati: il lavoro di Andrea Petrella appartiene a questa seconda categoria, perché Petrella è uno scienziato sociale. Se le ipotesi trovano una verifica diventano la base per creare nuovi servizi e azioni di crescita e sviluppo del movimento, se le ipotesi non sono verificate non ha senso basarsi su queste per creare qualche cosa.

 

E’ difficile fare questo ragionamento, perché la nostra testa non funziona così. Noi tendiamo a dare per affidabili le nostre impressioni e questo a volte funziona e a volte no. Ad esempio potremmo parlare dello stereotipo dell’anzianità delle Pro Loco, che è smentito da alcune semplici indagini quantitative portate avanti dall’ufficio della Federazione: sappiate che da dati certi abbiamo verificato che le Pro Loco hanno compagini di volontari attivi mediamente molto più giovani della popolazione dei comuni nei quali operano. La verifica dell’ipotesi ha richiesto di utilizzare un metodo (fare un ipotesi: le pro loco coinvolgono persone di età più avanzata di quella dei residenti) e di scegliere una metodologia per verificarla (quali strumenti uso per raccogliere dati utili a verificare l’ipotesi): il risultato è stato controintuitivo, cioè inatteso e quasi ‘fastidioso’ per le nostre convinzioni, perché le Pro Loco sono risultate in media 15/20 anni più giovani della popolazione residente.

 

Prestate attenzione al fatto che il fenomeno sopra descritto può non essere vero nel vostro singolo caso: nel vostro paese la pro loco potrebbe essere effettivamente composta di persone più anziane della media. Questo dipende dal fatto che la Federazione fa ipotesi su tutto il mondo delle Pro Loco mentre ogni Pro Loco fa ipotesi sulla propria singola associazione. Alla Federazione rimane la conoscenza di un fenomeno che ha prospettive future perché ha persone giovani che ci lavorano, alla singola Pro Loco rimane un ragionamento da fare rispetto a sé stessa e al resto del mondo.


Purtroppo la conoscenza costruita attraverso la ricerca scientifica non è sempre facile da digerire perché sfida le nostre convinzioni, e le convinzioni non sono facili da modificare. Il libro di Andrea Petrella nasconde aspetti mai detti delle Pro Loco, a volte talmente scontati e sullo sfondo da diventare invisibili e scontati. In questo libro la fa da padrone l’impegno sociale e civile per il territorio e per il proprio paese da parte delle Pro Loco attive come quella di Darzo: se ci dovessimo abbandonare al senso comune odierno non riusciremo mai a vedere quanto ‘cittadini’ in senso buono sono le persone dentro alle Pro Loco, ma se ci affidiamo alla conoscenza che ha un metodo ed una metodologia si aprono mondi inattesi, ed è per questo che bisogna studiare di più le Pro Loco, perché dentro alla loro opera di volontariato si nascondono elementi utili a prefigurarsi il futuro di molte comunità trentine.

 

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