Pro Loco, fucine di bellezza

04 settembre 2020

E se questo periodo di cesura fosse l'inizio di una nuova stagione, in cui alcuni dei limiti del nostro vivere fino a ieri venissero superati?

Ugo Morelli, uno degli studiosi che più sta contribuendo in questi anni a lanciare stimoli di crescita per il mondo Pro Loco, ci propone in questo pezzo apparso sul Corriere del Trentino una riflessione sul ruolo fondamentale che le Pro Loco possono assumere per emancipare le loro comunità. 

 

 

 

Di Ugo Morelli - 19 Agosto 2020, Corriere del Trentino

 

La recente elezione di una donna, Monica Viola, a presidente della Federazione delle Pro Loco trentine, può essere un segno dei tempi per almeno due ragioni. Perché per la prima volta sono un volto e un codice femminile a essere al vertice di quella istituzione, e perché la cosa avviene in un momento di svolta per le comunità locali e per tutti noi, che stiamo attraversando la pandemia.

 

Sulla prima questione — una donna presidente — conviene evidenziare l’importanza che una maggiore giustizia sociale si affermi tra donne e uomini. Insieme al fatto che solo un codice affettivo e operativo femminile e materno ci potrà aiutare ad affrontare l’esigenza della messa a punto di pratiche più amichevoli e sostenibili nella vita delle comunità, sia dal punto di vista sociale che relazionale e culturale.

 

Quest’ultimo punto ci porta dritti nella seconda ragione di importanza della scelta delle Pro Loco. Queste realtà hanno una lunga storia e negli ultimi anni, prima di una evoluzione significativa avviata più recentemente, si sono identificate in un ruolo di animazione delle comunità locali. Sotto questo concetto vi sono state e vi sono molteplici orientamenti e aspetti, ma a prevalere è stata la tendenza a rispondere a una domanda che ha condotto l’animazione principalmente verso forme diverse di spettacolo e sull’enogastronomia e le bevande. C’è stata, insomma, una certa adesione delle Pro Loco allo spirito dei tempi.

 

E oggi esistono forse le condizioni per una nuova stagione. A fornirle sono sempre i tempi e le richieste della nostra contemporaneità, a saperle ascoltare. Le comunità locali vivono nei luoghi e nel mondo, contemporaneamente e se riusciremo a costruire una società più vivibile, più sostenibile e più aperta al mondo, ciò dipende molto da quello che si costruirà a livello locale.

 

Chi sosterrà quella costruzione? Chi aiuterà le comunità locali a emanciparsi nel divenire sostenibili a livello di vita personale e a livello sociale ed economico? Il passaggio non è semplice, in quanto siamo assuefatti a vivere nell’insostenibilità. Le Pro Loco vivono nel tessuto di base delle comunità. Ne rappresentano la linfa e sono aderenti ai linguaggi e alle culture di zona. Questo è un fatto fondamentale, che può essere usato per schiacciarsi sui localismi con programmi e azioni, o per agire da lievito, aiutando le comunità in un processo di auto-elevazione culturale e di vivibilità sostenibile dei luoghi, insieme a orientamenti di apertura planetaria. Tutto ciò può avvenire non mettendo da parte il divertimento e la festa, i rituali e la gioia degli incontri, non appena avremo superato questa fase delicata fatta di regole. Ma anche per non superare la pandemia dimenticandosela, insieme ad altre emergenze, ma per imparare da essa, le Pro Loco possono svolgere una funzione di sviluppo di comunità riflessive, libere, in grado di essere attraenti per i residenti e per gli ospiti, per la loro vivibilità sostenibile e per essere fucine di attrazione e di bellezza, piccole perle in un mondo globale.

 

 

 

 


 UGO MORELLI

Professore di Scienze cognitive applicate alla vivibilità, al paesaggio e all’ambiente, di Psicologia del lavoro e dell’organizzazione e di Psicologia della creatività e dell’innovazione, Ugo Morelli è direttore del Master WNHM World Natural Heritage Management. 
Collabora da diversi anni con la Federazione Pro Loco, per la quale ha tenuto nel 2018 e 2019 il percorso Mente Locale. 

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