Borsa in spalla, globetrotter e poliglotti: vi presentiamo gli avi dei volontari Pro Loco

28 luglio 2021

 

In attesa del 140° anniversario della prima Pro Loco d’Italia, nelle prossime settimane vi porteremo in un viaggio alla scoperta del luogo dove è nato il movimento delle Pro Loco. 

Siamo nel Tesino, in Trentino, a fine Ottocento: è qui che conosciamo i “perteganti”, venditori di stampe e portatori di idee innovative…

 

Anche dietro un piccolo borgo di montagna come Pieve Tesino può celarsi una storia tutta da scoprire. Il capitolo di storia che oggi raccontiamo comincia a partire dal Seicento, quando i tesini, una piccola comunità di pastori, cercarono una soluzione per fronteggiare le difficoltà economiche tipiche delle valli alpine. Così, dopo essersi dedicati per secoli alla pastorizia, i tesini decisero di indirizzarsi verso il commercio, spostandosi di luogo in luogo. Per lungo tempo, essi si occuparono della vendita di pietre focaie, impiegate nell’accensione della polvere da sparo nelle armi da fuoco; tuttavia, fu con un altro tipo di merce che i venditori ambulanti tesini fecero fortuna: le stampe popolari. Immagini raffiguranti soggetti sacri, scene moraleggianti e vedute di paesaggi lontani, calendari e lunari venivano custoditi in cassette di legno, le “casséle”, che venivano poi caricate sulle spalle e trasportate in giro per l’Europa alla ricerca di compratori.

 

Tale commercio ebbe inizio grazie ad un editore di Bassano del Grappa, Giovanni Antonio Remondini, il quale conosceva l’esperienza commerciale dei tesini sviluppata con lo smercio di pietre focaie: così, diventato indipendente in ogni fase di produzione, il Remondini avviò con essi una collaborazione. Inizialmente, le stampe realizzate erano semplici e molto economiche, poiché prive di qualità e originalità: ciò permise alle stampe di entrare in modo capillare nelle abitazioni del popolo e nelle campagne. Sarà solo dopo aver raggiunto tale risultato che la Casa Remondini accrescerà il pregio dei suoi prodotti editoriali, arrivando a fondare la stamperia più grande della Repubblica di Venezia.

 

I cosiddetti “perteganti” di Pieve tesino (termine dialettale che si riferisce alle “pèrteghe”, ovvero alle gambe, il ‘mezzo di trasporto’ con cui essi commerciavano) trovarono nella campagna il loro mercato ideale. Essi, spostandosi a piedi, raggiungevano le fattorie più isolate e i borghi più piccoli, dove non erano giunti altri mercanti. Inoltre, i contadini erano i clienti che maggiormente apprezzavano icone religiose e vedute paesaggistiche.

 

Con il tempo, molti venditori ambulanti tesini istituirono, lungo il percorso, dei depositi stabili per la loro merce, trasformatisi poi in botteghe vere e proprie. A partire dall’anno 1781 è testimoniata l’apertura di negozi stabili in vari paesi europei; nel 1830 si contavano già una trentina di negozi sparsi fra Austria, Belgio, Germania, Francia e Russia. Il fenomeno si diffuse sempre più, tanto che alcuni tesini decisero di divenire essi stessi editori, acquistando così autonomia rispetto alla Remondiniana. 

 

Attenti all’evoluzione del mercato, anche a seguito dell’avvento della fotografia, nel corso dell’Ottocento gli imprenditori tesini affiancarono alle stampe anche altre tipologie di merci, come gli oggetti d’ottica. Tutto ciò proseguì fino all’arrivo della prima guerra mondiale, quando venne introdotto l’obbligo della leva militare, vennero chiuse le frontiere e vennero interrotti i traffici commerciali, dando fine alla florida e plurisecolare storia delle stampe.

 

Ma perché questo “capitolo” è rilevante per Pieve Tesino?

 

L’apporto culturale che questi viaggiatori diedero, al loro ritorno, al proprio paese d’origine fu significativo. Dopo aver commerciato all’estero per secoli, infatti, i venditori ambulanti tesini lasciarono il loro mestiere e ritornarono nel piccolo borgo trentino, portando con sé un bagaglio di tradizioni, abiti, lingue, idee e stimoli provenienti da ogni angolo del mondo. E con questi, anche il desiderio di rinnovare e abbellire il paese di Pieve Tesino, per renderlo più accogliente anche agli occhi degli ospiti stranieri che spesso accompagnavano i commercianti di ritorno in patria. Infine, questo desiderio si tramutò in azione: nel 1881, un piccolo gruppo di tesini decise di dare vita ad un’associazione innovativa sulla nostra penisola, prendendo spunto da modelli d’oltralpe: si tratta della “società di abbellimento”, avente come scopo primario proprio quello di abbellire il paese, curando parchi, giardini e abitazioni.

 

 

Crediti foto: Museo Tesino delle stampe e dell'Ambulantato Per Via di Pieve Tesino


 

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- Patrimonio immateriale

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