La Disfida dei Ciusi e dei Gobj

23 giugno 2021

Ogni anno Trento ricorda un evento storico accaduto nel VI secolo attraverso un gioco, diventato parte della tradizione folkloristica della città

 

Gli uni vestiti di giallo e rosso, gli altri vestiti di grigio. Gli uni attaccano, gli altri difendono, guidati da un proprio “allenatore”. Sembra una partita di calcio, il gioco che vede contrapposte Feltre e Trento; invece si tratta di una competizione piuttosto insolita: nessuna palla da rincorrere, ma la polenta da proteggere...

 

Il suo nome è “Disfida dei Ciusi e dei Gobj”, dove con il primo termine si intendono i giocatori feltrini, mentre con il secondo quelli trentini: una rievocazione di un’antica lotta fra gli abitanti delle due città che si svolge il 26 giugno durante le Feste Vigiliane di Trento, celebrate in onore del patrono San Vigilio.

 

All’origine di questa tradizione secolare trentina sta un episodio storico avvenuto nel lontano VI secolo, quando, dopo che Trento venne occupata dai Goti, il re Teodorico invitò gli abitanti di Feltre a collaborare alla costruzione delle mura cittadine: durante una terribile carestia, però, le genti feltrine saccheggiarono i granai della città, dando luogo ad una battaglia conclusasi con la vittoria dei trentini, i quali difesero le vettovaglie dagli “stranieri”. 

 

Nacque così un gioco, per ricordare e tramandare la memoria di questo avvenimento, così lontano nel tempo, ma tanto vicino al popolo trentino. 

Un documento testimonia tale manifestazione già a partire dal 1673, sebbene l’origine della “Mascherada” possa essere molto più antica. Essa continuò fino all’anno 1857, come racconta un articolo de “Il Popolo” del febbraio 1902. In seguito, si susseguirono tanti avvenimenti che la fecero quasi cadere nell’oblio. Tuttavia, dopo un’interruzione durata più di un secolo, la rievocazione storica venne ripresa con grande entusiasmo nel 1984: da allora, grazie alla collaborazione fra il Comune di Trento e la “Confraternita dei Ciusi e dei Gobj”, questa tradizione folkloristica si rinnova ogni anno durante la celebrazione del Santo patrono. 

 

 

Ma in cosa consiste la “Disfida dei Ciusi e dei Gobj”?

 

Per utilizzare i termini che il letterato trentino Tito de’ Bassetti impiega nel suo libro (1858), la disfida consiste “in una guerra d’assedio da un canto e di difesa dall’altro, accompagnata da una tattica tutta speciale”. Lo scopo? “La conquista del tridentino palladio raffigurato nel biondo, od aureo cibo.”  

 

Durante la prima fase del gioco, una maestosa polenta viene cotta al centro della piazza dalle strozzere, donne trentine armate di grandi ramazze con le quali difendono i Gobj, disposti in cerchio, dagli attacchi dei Ciusi. I Gobj circondano il paiolo tenendosi alle corde saldamente cinte attorno alla vita, mentre i Ciusi, posizionati in fila indiana a gruppetti di cinque, devono cercare di rompere la catena degli avversari per conquistare la polenta. Vince la contesa chi, durante l’attacco finale, riesce a difendere o conquistare l’ambìto simbolo cittadino.

 

 

La sfida, che si tiene nella bellissima cornice di Piazza Duomo, è uno spettacolo per gli occhi: all'ombra del Duomo, si mischiano il giallo e rosso dei Ciusi, e il grigio dei Gobj, i costumi lunghi e dai colori terrosi delle strozzere. La scena è guardata dall'alto dalla figura imponente del Re e dei tre capitani, che dirigono le azioni del gioco e suggeriscono tecniche e strategie. Ci sono poi gli arbitri e i giannizzeri, guardie armate di spada, che hanno il compito di vigilare sul corretto svolgimento del gioco: essi possono attribuire le “condizioni di avvantaggio” o imporre punizioni e penalizzazioni. Altri figuranti che partecipano alla Mascherada sono il boia, che incute paura a tutti, e il giullare, che rallegra il vasto pubblico durante i momenti di pausa, mentre le due squadre si consultano circa le strategie da adottare.

 

Un insieme di personaggi che, attraverso lo spirito di una festa, riecheggia un passato bellicoso, in cui l’essenziale era difendere la propria città e le sue risorse dai “nemici”. Nei secoli scorsi vi potevano partecipare solamente i nobili e le due fazioni erano costituite da circa 200 persone, mentre ora i partecipanti sono circa un centinaio. A partire dagli ultimi tre anni questo pezzo di identità storica è valorizzato dalla Pro Loco del Centro Storico di Trento, nata proprio dalla “Confraternita dei Ciusi e dei Gobj”. 

 

 

categorie di questo articolo:

- Patrimonio immateriale

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