8 anni in Federazione - Emanuele Armani

Un consigliere uscente, una storia durata 8 anni, difficoltà e successi: questo il racconto di un pezzo di vita dentro al cuore politico della Federazione Pro Loco

 

Emanuele Armani è un consigliere uscente della Federazione: ha fatto parte per due mandati (in totale 8 anni) dell’organo politico di indirizzo della Federazione Pro Loco, il Consiglio direttivo.
Dal 2012 ad oggi molti sono i cambiamenti che sono avvenuti sia nel panorama delle Pro Loco trentine che all’interno della Federazione: chiediamo allora a lui una testimonianza dall’interno di questa evoluzione e un racconto personale della sua esperienza con noi.

 

Intervista a cura di Oriana Bosco, tratta da Centopaesi 1 – 2020

 

Da quanto sei nel mondo delle Pro Loco? 
La mia esperienza nella Pro Loco del mio paese d’origine, Darzo, è durata 15 anni, vissuta prima da socio e poi da presidente. Oggi sono presidente dell’Associazione Miniere di Darzo, progetto nato proprio dalla Pro Loco.

 

Come è cambiata la Federazione in questi 8 anni?
E’ cambiata moltissimo. Siamo partiti 8 anni fa da una realtà frammentata e disomogenea, per arrivare oggi ad un ente che ha una vision definita, condivisa e di lungo periodo, e che ha in progetto azioni concrete per realizzarla.

 

La cosa più difficile fatta in questi anni?
La cosa più ardua, anche se sembra incredibile, è stato definire in modo chiaro che cosa sono le Pro Loco: in primo luogo le Pro Loco sono agenti di cambiamento di un territorio, soggetti che attivano le comunità. I nostri sforzi sono tutti volti a far comprendere alle Pro Loco il loro vero valore, a renderle consapevoli del loro impatto fondamentale sulle loro realtà e quindi a farle crescere in questa direzione.

 

Come avete lavorato in questi anni?
Negli 8 anni il nostro direttivo ha applicato un metodo che con il tempo si è via via evoluto. Tre sono stati gli step: il primo ci ha messi di fronte ad una riflessione personale di base sul nostro ruolo come consiglieri, ponendoci tre domande: perché lo fai, per chi lo fai, come lo fai. Dopo esserci confrontati ed allineati su questo, il passo successivo è stato ragionare sul ruolo della Federazione: per fare questo abbiamo fatto un percorso di formazione insieme a specialisti e consulenti, che ha portato alla stesura di un piano strategico definito. Infine, trovata una visione unitaria anche in questo frangente, siamo arrivati alla messa in campo delle linee politiche, per realizzare le quali abbiamo deciso di istituire delle commissioni, ovvero gruppi di lavoro tematici formati da consiglieri e staff della Federazione, dedicati ai temi più importanti (statuto, piano strategico, comunicazione, sicurezza, Tutti #fuori).

 

Il maggiore insegnamento di questa esperienza?
L’aver capito quali siano i due punti base per il funzionamento ottimale della governance di un ente come la Federazione: la presenza di un metodo di lavoro chiaro, e la realizzazione di un lavoro sinergico tra chi detiene il potete politico e chi ha le competenze specifiche nei diversi ambiti.

 

Il principale traguardo raggiunto?
Non è solo uno, ma tre. La modifica dei criteri di attribuzione dei contributi alle Pro Loco (2018), che è passato dal dipendere da un dato assolutamente neutro e immutabile (il numero di posti letto presenti nel comune della Pro Loco) ad essere invece misurato in base a parametri qualitativi e di metodo dell’operato della Pro Loco. Poi la modifica dello Statuto della Federazione, sia in aspetti di metodo che di contenuto, chiarendo meglio quali sono le funzioni dell’ente. Infine, la definizione del piano strategico della Federazione, in cui si enucleano vision, mission, valori e principi ispiratori, obiettivi, azioni e metodo di valutazione dei risultati.

 

Cosa porti via da questa esperienza?
Ho preso e ho portato. Di sicuro mi porto via uno sguardo allargato, che mi ricorda che facciamo parte di un sistema grande e complesso e che per questo ha bisogno di metodo e di pazienza. E di interrogarsi continuamente sul proprio lavoro.

 

Come vedi il futuro della Federazione?
Ci sono due aree di potenzialità molto forti nella Federazione: la formazione alle Pro Loco, sia su aspetti pratici, gestionali su temi come la sicurezza, la burocrazia, la comunicazione, che stiamo già facendo ma che credo debba essere ampliata. Altra area in crescita è la comunicazione, intesa non tanto come comunicazione degli eventi ma delle buone prassi, del senso e dello spirito del fare Pro Loco.

 

Cosa diresti ai prossimi amministratori della Federazione?
La Federazione è un ente con grandi potenzialità, ma ha bisogno delle persone giuste per portarle a compimento. A chi prenderà il timone mi sento di dire che ci vuole uno sguardo allargato, la capacità di mettersi in discussione, di lavorare seguendo una strategia, partendo da un’ideale e poi curando con calma e pazienza tutto il processo per arrivarci; di avere un’etica che metta al centro il bene comune delle Pro Loco. E infine, di avere anche tempo a disposizione, perché è vero che questa attività ripaga moltissimo, ma di tempo ne richiede parecchio!

categorie di questo articolo:

- Storie dei volontari