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24 aprile 2020

Quando il servizio civile non è una semplice esperienza formativa
di Elisa Rimondini

"Cosa ha rappresentato per te il servizio civile?"

 

Ecco, una domanda scontata, attesa per ogni giovane che abbia deciso di intraprendere questo tipo esperienza. Dietro a questa semplice domanda però si nasconde un mondo di sensazioni diverse e aspettative più o meno realizzate.

 

Per me il servizio civile è cominciato un po’ per caso, è stata come un’ancora a cui ho deciso di aggrapparmi quando ho cominciato ad avere il classico timore di tutti coloro che si apprestano a concludere gli studi e laurearsi, e che quasi in automatico si chiedono “E dopo la laurea cosa faccio?”. Un’occasione per continuare a vivere in una città che ho imparato ad amare in questi anni di università e che ero certa di non voler lasciare così presto.

 

Così è cominciato tutto: la scelta del progetto, il colloquio di selezione e poi via. Ricordo con estrema chiarezza la prima giornata di formazione, la voglia di catapultarsi in una nuova esperienza e i volti un po’ spaesati di tutti i ragazzi che si apprestavano, come me, a cominciare.

 

I primi giorni in Federazione Trentina Pro Loco sono stati forse i più convulsi. Per la prima volta non ero dietro a un banco dell’università attenta solo a prendere bene i miei appunti, ma in un ufficio: era come essere entrata a far parte definitivamente “del mondo dei grandi”.

 

A distanza di mesi posso dire che la mia più grande fortuna sia stata quella di non essermi mai sentita sola in questa esperienza. L’ambiente di lavoro estremamente sereno e disponibile e la nascita di una bella amicizia con un’altra ragazza, anche lei in servizio civile, hanno arricchito immensamente questi mesi.

 

Ho scoperto un mondo a me sconosciuto, quello delle Pro Loco e di tutto il lavoro e l’impegno che c’è dietro alla promozione e allo sviluppo di un territorio.

 

Principalmente ho avuto occasione di occuparmi della parte di ufficio stampa della Federazione. I costanti contatti con le testate giornalistiche locali e la promozione dei diversi eventi mi hanno permesso di avvicinarmi sempre di più a questa città, così da poterla apprezzare e conoscere sempre meglio.

 

E così, piano piano, sono arrivate anche le prime responsabilità. La possibilità di gestire il sito web e la rassegna stampa della Pro Loco Monte Bondone ha contraddistinto tutto questo percorso. Il rapporto di sincera stima e fiducia creatosi con il presidente della Pro Loco ha rappresentato per me un feedback positivo del lavoro svolto.

 

Ricordo con estremo piacere anche la giornata al carnevale di Venezia, la bellezza della città ma soprattutto l’opportunità regalataci per conoscere più da vicino questa realtà e l’importanza di un lavoro che non sempre viene valorizzato a pieno.

 

Ecco dunque quanto può essere difficile rispondere alla domanda di partenza. È difficile perché ciò che mi porto via da questa esperienza formativa si mescola con tutto quello che a livello umano ho potuto costruire. Il ricordo della frenesia e della confusione dei primi giorni lascia lo spazio alla sicurezza e al senso di appagamento dei mesi successivi. E poi i dubbi, la paura di non riuscire a rispettare le scadenze che però non sono niente se paragonate alla soddisfazione dell’uscita di un articolo scritto bene e apprezzato.

 

E infine, le risate, le confidenze davanti alla macchinetta del caffè o in pausa pranzo, le battute ormai conosciute a memoria e gli sguardi di intesa che mi hanno accompagnato anche fuori dalle mura dell’ufficio.

 

Per me il servizio civile è stato tutto questo, è stata un’esperienza di vita che io auguro a chiunque di intraprendere e per la quale ringrazio infinitamente tutti coloro che hanno contribuito, con la loro pazienza e disponibilità, a rendere così appagante.

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