Stefania Segatta

Lavorare in servizio civile per me vuol dire affrontare tre grossi temi: primo quello delle persone, secondo quello dell’addestramento alle nuove tecnologie e alla nuova mansione, terzo quello della resilienza mentale e della forza psichica da mettere in campo. Ma partiamo dall’inizio. L’organico, se così si può chiamare, della mia Pro Loco (Pro Loco di Giovo) è decisamente ampio, è composto da un direttivo di persone coordinate da un presidente che è la figura principale con cui mi confronto quotidianamente e che mi segue come figura OLP.

 

Durante l’anno la preparazione avviene grazie a piccoli gruppi (i comitati) che portano avanti il lavoro su aree di lavoro precise (il comitato “carri”, il comitato “festa” etc.) e nei giorni in cui si svolgono le varie manifestazioni, si attivano anche altre persone che collaborano alla loro gestione e alla loro organizzazione. Sono tutti, incredibilmente volontari.

 

In tutto questo, io mi sono inserita, un po’ stranita all’inizio, come supporto organizzativo in affiancamento del presidente. Grazie alla mia posizione ho avuto subito modo di capire dall’interno, come pochi altri, le dinamiche che riguardano la Pro Loco, un ruolo quindi di assoluto rispetto e importanza. Inoltre grazie alla disponibilità e apertura mentale del mio OLP che mi permette di fare e sperimentare, mi affida incarichi complessi e che richiedono una buona dose di autonomia e intraprendenza, si fida, sto mettendo alla prova il mio modo di fare, le mie competenze, la mia resistenza: lavorare alla Pro Loco grazie al Servizio Civile si sta dimostrando una grande opportunità per sviluppare nuove competenze e imparare a lavorare con strumenti che non avevo mai utilizzato.

 

Ogni giorno capisco come è importante avere un buon rapporto di lavoro con le persone che ti affiancano, essere corretti e mettercela tutta; avere delle persone “in gamba” che collaborano con te è fondamentale! La fatica e la soddisfazione maggiore, resta comunque avere a che fare con i volontari che saltuariamente collaborano, che sono un po’ più schivi e meno identificabili. Ci vuole una sensibilità umana e una capacità relazionale immensa che a piccoli passi sto tentando di sviluppare, pensando a volte che avrei fatto meglio a studiare psicologia.

 

Tutto questo sforzo si fa perché è importante chiedere e riuscire ad accettare quello che le persone ti possono e vogliono dare e solo così supportata da tutta la comunità, da ogni persona che trova il suo posto nel tutto, la manifestazione riesce e riesce bene. Per fare questo ogni giorno, serve tanta energia mentale e fisica e una buona dose di ottimismo che ogni tanto si aggrappa a qualche biscotto di troppo o a una sigaretta.

 

È importante vincere e superare ogni micro sfida quotidiana ma soprattutto è importante vivere con costanza e desiderio di crescere ogni micro esperienza in cui ci imbattiamo ringraziando, almeno dentro di se, chi ci ha permesso di farla. Spero di resistere fino infondo a questo percorso di crescita e formazione per poter confermare quanto sto scrivendo ora. Auguro a tutti gli altri servizio civilisti di trovare altrettanto.

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